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		<title>Un grazie a tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 18:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eccomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimissime]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari soci e cari sostenitori Desidero inviare a tutti voi i migliori auguri per il nuovo anno appena iniziato. Desidero anche ringraziarvi di cuore per le tante manifestazioni di condivisione e di aiuto concreto verso i progetti che insieme stiamo portando avanti a favore di giovani e di donne che vivono situazioni di grave disagio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoezeus.wordpress.com&amp;blog=4040129&amp;post=2388&amp;subd=zoezeus&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Cari soci e cari sostenitori</p>
<p style="text-align:justify;">Desidero inviare a tutti voi i migliori auguri per il nuovo anno appena iniziato.</p>
<p style="text-align:justify;">Desidero anche ringraziarvi di cuore per le tante manifestazioni di condivisione e di aiuto concreto verso i progetti che insieme stiamo portando avanti a favore di giovani e di donne che vivono situazioni di grave disagio in paesi tra i più poveri al mondo e colgo l’occasione per darvi alcune notizie relative al mese di dicembre:</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Il 2 dicembre si è svolto il Consiglio direttivo che ha deliberato l’invio delle quote stanziate a favore dei progetti:</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">           - Garderies: mensa per il periodo gennaio-marzo</p>
<p style="text-align:justify;">           - Sostegno scolastico a giovani Batwa fino a giugno 2012</p>
<p style="text-align:justify;">          &#8211; Centro giovani di Muyinga: contributo per l’avvio delle attività sportive.</p>
<p style="text-align:justify;">          &#8211; Centro di salute in Togo: contributo per l’acquisto del generatore</p>
<p style="text-align:justify;">            che si era rotto</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Il 4 dicembre si è svolto con successo il mercatino di Natale organizzato dal gruppo giovanile di Eccomi a favore dei bambini e delle donne in Burundi. Un ringraziamento di cuore a loro per l’impegno, fantasia e gioiosità con cui hanno lavorato e a tutti i partecipanti per la loro generosità.</li>
</ul>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Il 13 dicembre Eccomi ha partecipato al progetto “Giovani Solidali” proposto da IDEAS EUROPA (Associazione-Sviluppo Educativo e Azione Sociale) con l’intento di far conoscere agli allievi delle scuole medie del Lazio che hanno aderito all’iniziativa, il significato di “solidarietà”. Siamo stati nella 1° media della scuola Traiano di Dragona illustrando agli alunni il progetto “garderies-scuole  dell’infanzia” proponendo loro di aiutarci a migliorare le aule con  nuove lavagne e vetri alle finestre e a fornire materiale didattico.</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">Gianfranco Sica</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoezeus.wordpress.com/2388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoezeus.wordpress.com/2388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoezeus.wordpress.com/2388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoezeus.wordpress.com/2388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoezeus.wordpress.com/2388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoezeus.wordpress.com/2388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoezeus.wordpress.com/2388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoezeus.wordpress.com/2388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoezeus.wordpress.com/2388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoezeus.wordpress.com/2388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoezeus.wordpress.com/2388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoezeus.wordpress.com/2388/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoezeus.wordpress.com/2388/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoezeus.wordpress.com/2388/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoezeus.wordpress.com&amp;blog=4040129&amp;post=2388&amp;subd=zoezeus&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>VIAGGIO IN BURUNDI &#8211; OTTOBRE 2011</title>
		<link>http://zoezeus.wordpress.com/2011/11/21/viaggio-in-burundi-ottobre-2011/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 10:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eccomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ultimissime]]></category>
		<category><![CDATA[Visite in Burundi]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo partiti il 5 ottobre in tre: Cornelia, responsabile del progetto adozioni, Anna, un medico amico che voleva conoscere direttamente i villaggi del Burundi, ed io, presidente di Eccomi. E’ il terzo viaggio nel 2011 che viene fatto da soci di Eccomi per incontrare le Associazioni che sono le nostre partner locali e valutare insieme [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoezeus.wordpress.com&amp;blog=4040129&amp;post=2342&amp;subd=zoezeus&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Siamo partiti il 5 ottobre in tre: Cornelia, responsabile del progetto adozioni, Anna, un medico amico che voleva conoscere direttamente i villaggi del Burundi, ed io, presidente di Eccomi. E’ il terzo viaggio nel 2011 che viene fatto da soci di Eccomi per incontrare le Associazioni che sono le nostre partner locali e valutare insieme l’andamento dei progetti comuni. Questa volta lo scopo principale era incontrare tutti i giovani e giovanissimi del progetto Adozioni, per conoscerli e parlare direttamente con tutti loro.</p>
<p style="text-align:justify;"> <a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2343" title="" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/01.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Arrivati a Bujumbura siamo stati accolti da Emilia, una nostra socia, lì già da un mese per realizzare un “Atelier di cucito” a favore di una Associazione di donne handicappate, e con lei gli amici della ASB (Associazione Scout Burundi) e delle altre Associazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">E subito le emozioni hanno soprafatto ogni altra sensazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Di nuovo emozioni profonde, quando insieme ai responsabili Scout che seguono il progetto, incontriamo i bambini da3 a6 anni delle “Garderies” di Kanyosha e di Muyinga.</p>
<p style="text-align:justify;">Ormai siamo di casa, conosciamo da anni i maestri e, come al solito, i bambini ci accolgono con sorrisi e canti e tutti, tutti insieme ci vogliono darela mano. Lelavagne sono fatiscenti, mancano i vetri in molte classi, i pavimenti sono sconnessi, in ogni classe 60 bambini, ma questi bambini, in Burundi, sono fortunati: ogni mattina vanno a scuola, dove imparano qualcosa, e mangiano un piatto caldo di riso e fagioli. Quando passano alle primarie sono tra i migliori .</p>
<p style="text-align:justify;"> <a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/a-tavola.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2344" title="" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/a-tavola.jpg?w=500&#038;h=370" alt="" width="500" height="370" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Emozioni anche nel villaggio batwa di Gasorwue dove incontriamo una cooperativa di 60 donne del progetto “Autorealizzazione delle donne”.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/04.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2345" title="" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/04.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a>Il Vescovo della diocesi di Muyinga ha deciso di venire con noi a vederne i risultati. Siamo accolti da danze e canti, poi andiamo nell’aula dove si tengono i corsi di alfabetizzazione, di igiene e di formazione sull’ agricoltura ed allevamento domestico. Prima una donna, poi altre si alzano per ringraziarci, per dirci che sono fiere della loro cooperativa, che ora sanno leggere e scrivere il loro nome, proprio come i loro figli. Capiamo ciò che dicono perché il vescovo traduce. Hanno una richiesta da farci: nel villaggio ci sono tante altre donne e la loro cooperativa è già numerosa. Ci chiedono di estendere la loro fortuna a loro con una nuova cooperativa.</p>
<p style="text-align:justify;">E poi, Vescovo in testa, accompagnati dalle donne che cantano, andiamo a vedere le case costruite da poco: sono completamente vuote, ma meglio di una capanna; dentro c’è solo la gabbia col coniglio che è stato loro donato.</p>
<div class="mceTemp">
<dl class="wp-caption alignright">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/02.jpg"><img class="size-medium wp-image-2346" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/02.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></dt>
</dl>
<p class="wp-caption-dd">le donne della cooperativa lavorano al semenzaio</p>
</div>
<p style="text-align:justify;">Quindi nei campi a vedere una grande conquista: il semenzaio della cooperativa dove fanno crescere piantine di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Moringa_oleifera">moringa oleifera</a> per utilizzarle in parte direttamente ed in parte venderle.</p>
<p style="text-align:justify;">Finiamo con altre danze, il dono a noi di un vaso batwa, i saluti e tanta commozione e gioia.</p>
<p style="text-align:justify;">Lasciato il villaggio ci fermiamo alla scuola secondaria della collina di Gasura per conoscere e salutare i 4 ragazzi batwa che la frequentano col nostro aiuto. Anche loro orgogliosi di poter andare a scuola. In tutto ne sosteniamo 150. Giornata stupenda.</p>
<p style="text-align:justify;">Visita al Centro giovani di Muyinga (CDJM), costruito a suo tempo dal Masci, per conoscere il nuovo Comitato Direttivo, che sotto la guida degli Scout di Muyinga, sta rilanciando le attività del centro.</p>
<p style="text-align:justify;">Abbiamo seguito e sostenuto questo rilancio e il Comitato, costituito da giovani molto attivi e guidato dal Segretario Regionale Scout, ha presentato interessanti progetti a favore dei giovani della città che cercheremo di realizzare.</p>
<p style="text-align:justify;">L’incontro con gli studenti del progetto”Adozioni”: gli studenti, i loro referenti, noi.</p>
<p style="text-align:justify;">Sapevamo i nomi, avevamo le loro foto ma incontrarli, conoscerli, parlare di noi e della loro vita, vederli scrivere la lettera ai padrini, vederli felici per quanto ricevuto, bere una Sprite insieme, è stato bellissimo.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<h5 class="wp-caption-dd"><a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2347" title="i ragazzi scrivono le lettere ai loro padrini" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/03.jpg?w=500" alt=""   /></a></h5>
</div>
<p style="text-align:justify;">Molti sono ripetenti ma studiare in Burundi è difficilissimo. Per andare a scuola… molto cammino, anche due ore, alle 6 è buio, non c’è luce elettrica, ogni anno diversi giorni di malaria. Meritano il nostro aiuto. Ci siamo dati appuntamento dopo Natale per un nuovo incontro e sarà una festa tutti insieme.</p>
<p style="text-align:justify;">Il giorno prima di partire per l’Italia, l’Associazione delle donne handicappate ”Les Vaillantes” ha avuto una grande giornata. Sette delle loro donne, appartenenti <a href="http://zoezeus.wordpress.com/progetti/progetti-in-burundi/progetti-in-corso/atelier-per-ragazze-con-handicap/">all’Atelier realizzato da Eccomi </a>e scelte per la loro abilità nel ricamo, avevano cucito con la guida di Emilia e con ottima fattura, vestiti per bambini, tovaglie, materiale per cucina, ricami, al posto delle solite divise scolastiche. Ma a chi vendere questo materiale? Con l’aiuto della cooperazione italiana è stata allestita una mostra ed invitate Ambasciate ed Associazioni. Il Nunzio apostolico ha sostenuto l’iniziativa e celebrato una Messa per sottolineare l’impegno di queste donne&gt;; in chiesa erano in prima fila e all’omelia si sono profondamente commosse. Sulla vendita, e sulla cooperativa ci sono stati un servizio nel TG nazionale, un articolo sul quotidiano più diffuso, e tante presenze. La cosa più importante,dopo qualche giorno, un ordine rilevante all’Atelier da parte del migliore albergo della capitale.</p>
<p style="text-align:justify;">Il seme è stato piantato, lo seguiremo perché cresca.</p>
<p style="text-align:justify;">Infine l’incontro col Presidente ed il Comitato centrale dell’ASB ed una cena a base di Mukeke (pesce del lago Tanganika) alla brace e tanta birra, dove abbiamo parlato dei progetti comuni, dei risultati della nostra visita e del Jamboree africano che ospiteranno l’anno prossimo. Siamo invitati a partecipare e a sostenerli.</p>
<p style="text-align:justify;">Alla partenza la certezza di aver ricevuto più di quanto siamo riusciti a dare.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoezeus.wordpress.com/2342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoezeus.wordpress.com/2342/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoezeus.wordpress.com/2342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoezeus.wordpress.com/2342/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoezeus.wordpress.com/2342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoezeus.wordpress.com/2342/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoezeus.wordpress.com/2342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoezeus.wordpress.com/2342/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoezeus.wordpress.com/2342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoezeus.wordpress.com/2342/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoezeus.wordpress.com/2342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoezeus.wordpress.com/2342/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoezeus.wordpress.com/2342/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoezeus.wordpress.com/2342/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoezeus.wordpress.com&amp;blog=4040129&amp;post=2342&amp;subd=zoezeus&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">i ragazzi scrivono le lettere ai loro padrini</media:title>
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	</item>
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		<title>Visita  di maggio 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 11:25:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eccomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Visite in Burundi]]></category>

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		<description><![CDATA[RELAZIONE  DELLA VISITA  IN BURUNDI Dal 1 maggio al 21 maggio 2011 1 &#8211; Nuove opportunità 1.1 &#8211; Soeur Christine e il CEAP  (Centre d’Ecoute et de Aide Psicologique) à Bujumbura Il giorno seguente al mio arrivo in Burundi, dopo aver sistemato la mia logistica, sono andato a consegnare la posta a la PAR. Pensando [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoezeus.wordpress.com&amp;blog=4040129&amp;post=2328&amp;subd=zoezeus&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>RELAZIONE  DELLA VISITA  IN BURUNDI</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dal 1 maggio al 21 maggio 2011</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1 &#8211; Nuove opportunità</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">1.1 &#8211; Soeur Christine e il CEAP  (Centre d’Ecoute et de Aide Psicologique) à Bujumbura</span></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/gruppo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2364" title="" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/gruppo.jpg?w=500&#038;h=374" alt="" width="500" height="374" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Il giorno seguente al mio arrivo in Burundi, dopo aver sistemato la mia logistica, sono andato a consegnare la posta a la PAR. Pensando alle difficoltà che incontra ECCOMI nella gestione del progetto “sostegno scolastico a distanza ai minori orfani e di strada” ho chiesto a soeur Marte – a cui dovevo consegnare la posta-, se conosceva qualche istituzione o associazione impegnata nel sostegno dei minori in difficoltà.  Soeur Marte mi ha accennato al CEAP e mi ha dato il numero di telefono di suor Christine responsabile del CEAP.</p>
<p style="text-align:justify;">Previo appuntamento, l’11 maggio incontro a la PAR soeur Christine e il giovane Simeon responsabile della comunicazione del Centro.  Ciò che mi dicono dell’attività che svolgono e della metodologia ed organizzazione con cui viene condotta mi sembra possa essere una esperienza interessante, malgrado la povertà dei mezzi, per ECCOMI.</p>
<p style="text-align:justify;">In sintesi: si avvalgono di persone volontarie presenti nei vari quartieri della città che, previo periodici seminari di formazione di tre giorni, individuano i casi vulnerabili e li indirizzano al CEAP per gli interventi necessari.   Per questo propongo loro di predisporre la documentazione necessaria ed una specifica proposta di collaborazione con ECCOMI per il sostegno scolastico dei minori di strada.  Il 18 ricevo la documentazione riguardante il CEAP e soltanto il 20 la proposta di collaborazione con ECCOMI per un importo di poco più di 5.000 euro certamente riducibili per l’eccessiva incidenza dei costi del personale, ma non ho avuto il tempo per parlarne perché il giorno successivo l’aereo mi ha riportato a Roma.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>NOTA-La successiva istruttoria svolta da ECCOMI, a mio avviso, avrebbe potuto e dovuto richiedere dei chiarimenti ed altre informazioni prima di esprimersi negativamente. </em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">1.2 &#8211; Nadia e l’Association des Femmes Handicappées “Les Vaillantes”</span></p>
<p style="text-align:justify;">Il 3 maggio convoco Nadia per discutere del progetto da lei inviatomi precedentemente per richiedere il sostegno di ECCOMI.  A conclusione dell’incontro abbiamo stabilito i seguenti punti:</p>
<p style="text-align:justify;">a)     Integrare opportunamente la presentazione delle finalità generali con informazioni circa la rilevanza a livello nazionale e locale del problema e le gravi conseguenze umane e sociali, magari citando  i dati reperibili;</p>
<p style="text-align:justify;">b)     Spiegare come si intende procedere per arrivare ad una autonomia economica dell’atelier  (per es. reperire altri finanziamenti e collaborazioni, altri spazi di mercato, ecc. ecc.);</p>
<p style="text-align:justify;">c)     Ridurre l’importo richiesto ad ECCOMI sottraendo quanto si potrebbe avere da Istituzioni pubbliche e private locali –considerando l’apprezzamento già ottenuto dalle precedenti attività dell’Associazione- che comunque potrebbero produrre delle lettere di impegno da allegare al progetto;</p>
<p style="text-align:justify;">d)     Nadia dovrebbe sollecitare via mail Emilia perché  le invii i suoi suggerimenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo una decina di giorni, il 12 maggio, rivedo Nadia che mi riferisce dei suggerimenti e dei tagli ricevuti da Emilia e mi porta quattro lettere di impegno che è riuscita ad ottenere.  Nel corso della riunione le suggerisco di far presente ad Emilia che 2 o 3 mesi sono troppo pochi per avviare una attività produttiva e certamente insufficienti per incassare quanto necessario per andare avanti. Le raccomando inoltre di informarla delle quattro lettere ottenute e di cercare di parlare direttamente con Emilia dandole e chiedendole i rispettivi numeri di telefono.  Faccio altresì presente che l’Associazione svolge anche altre attività e quindi i costi generali –personale, logistica, ecc.-  andrebbero distribuiti sui rispettivi bilanci e non caricati totalmente sul progetto “atelier de couture”.</p>
<p style="text-align:justify;">Il giorno 19 rivedo una ultima volta Nadia, a Roma continuo tuttavia a seguire via mail le revisioni del suo progetto a seguito dei suggerimenti di Emilia.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Nota- L’istruttoria successivamente condotta da ECCOMI mi sembra abbastanza corretta. Infatti i precedenti drastici tagli, finanziari e temporali, a mio parere, ignorano l’obiettivo principale del progetto di Nadia, obiettivo mirato al sostegno di ragazze handicappate e vittime di una guerra civile, sostegno al quale altrove generalmente contribuiscono anche le Istituzioni pubbliche.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">1.3 – CDJM</span></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/centro-giovani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2363" title="centro giovani - CDJM" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/centro-giovani.jpg?w=300&#038;h=224" alt="" width="300" height="224" /></a>A seguito delle riunioni svolte a partire dal 3 maggio con l’ASB e quindi con il rinnovato Comitato del Centro giovani di Muyinga che sta operando per rilanciare l’attività del CDJM (*),  Prosper, il nuovo Commissario regionale  ASB mi ha presentato una prima richiesta per circa 800 euro per rifornire il Centro di tavoli e sedie e quindi renderlo più accogliente anche in vista degli incontri in programma con le altre Associazioni interessate a collaborare.  Da rilevare rispetto a questa richiesta così come per quella relativa  ad attrezzature sportive che attualmente il Centro risulta piuttosto sprovvisto di arredi ed attrezzature e che il precedente responsabile regionale ASB si è rifiutato di fare il passaggio di consegne ai nuovi responsabili ASB.</p>
<p style="text-align:justify;">Parlando con Prosper di tale richiesta ho fatto presente che per rendere più attraente il Centro sarebbe stato utile cominciare quanto prima, ormai prossimi alle vacanze scolastiche, organizzare qualche attività sportiva e ricreativa anche per mostrare che il CDJM è  nuovamente frequentato dai giovani della città. Ciò evidentemente significava dover acquistare qualche prima essenziale attrezzatura sportiva.  Prosper ha quindi predisposto una seconda richiesta in forma di progetto ad ECCOMI per circa 3.600 euro.</p>
<p style="text-align:justify;">(*)  l’attività dopo il 2004 si era progressivamente ridotta a causa dell’esaurirsi del sostegno del  MASCI e successivamente del deteriorarsi dei rapporti tra i componenti il Comitato di gestione del CDJM</p>
<p style="text-align:justify;"><em>NOTA- ritengo che l’istruttoria di tale richiesta non abbia tenuto conto dell’importanza che ECCOMI attribuisce alla opportunità di rilanciare l’attività del CDJM frutto di una impresa nazionale del MASCI alla quale, nel 1998, hanno contribuito 108 comunità di quasi tutte le regioni italiane.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">1.4 – ASJC (Association pour le Soutien de la Jeunesse en Chomage)</span></p>
<p style="text-align:justify;">Il 10 maggio posso incontrare Jean Claude, vice presidente dell’ASJC nel tardo pomeriggio al termine del suo orario di lavoro.  Mi mostra il progetto redatto secondo lo schema predisposto dall’UE per i progetti di cooperazione internazionale.</p>
<p style="text-align:justify;">Ne discutiamo i contenuti con particolare attenzione ai costi; l’esame congiunto porta ad una consistente riduzione dell’importo ritenuto necessario per rinnovare la strumentazione dello studio fotografico e per la possibilità di nuovi posti di lavoro.  In effetti sono già oltre 10 anni che lo studio fotografico è attivo, malgrado un mercato fortemente condizionato dalla guerra civile, e durante questi anni è stato possibile ammodernare soltanto una volta le attrezzature inizialmente fornite gran parte delle quali già di seconda mano.</p>
<p style="text-align:justify;">Da considerare  la possibilità di poter ridurre l’onere per ECCOMI anche ricercando apparecchiature d’occasione  (di penultima generazione) e richiedendo un contributo alla Caritas Italiana che già nel 2.000 ha consentito all’ASJC la realizzazione dello studio fotografico.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2 -  Rapporti con i partners di ECCOMI</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">2.1 -  ASB</span></p>
<p style="text-align:justify;">Il 3 maggio ho un primo incontro con il Commissario generale  Albert e con il permanente Claver per programmare per quanto possibile ciò che possiamo fare nel corso della mia presenza circa la collaborazione tra  ASB ed ECCOMI.</p>
<p style="text-align:justify;">Faccio da subito presente, sapendo le difficoltà per loro di dare importanza a scadenze e documentazione, la necessità di ECCOMI di avere la documentazione riguardante i progetti sia per meglio definire nella prossima Assemblea del 28 maggio il consuntivo del 2010 e il preventivo del 2011, sia per effettuare l’invio dei soldi.  In particolare per il progetto “gardenies” siamo in attesa della relazione anche finanziaria del primo trimestre della mensa, della relazione finanziaria del corso di formazione degli animatori svolto durante le vacanze di Natale e dello studio per la recinzione delle gardenie con relativa descrizione del o dei progetti specifici secondo  le priorità per loro più urgenti.  Albert e Claver si impegnano a farmi avere i documenti richiesti al più presto e comunque prima del 20 maggio.  Per quanto riguarda il CDJM confermano l’interesse e quindi l’impegno dell’ASB a perseguire il rilancio del Centro secondo l’impostazione a suo tempo concordata e si dicono fiduciosi nel buon lavoro che sta conducendo il nuovo Commissario regionale.</p>
<p style="text-align:justify;">Con grande entusiasmo mi informano del grande impegno con cui stanno lavorando per il Jamboree Africano che si terrà in Burundi tra luglio e agosto del 2012 chiedendomi di informare e sollecitare la collaborazione e la partecipazione di ECCOMI e delle associazioni scout italiane. Per questo mi informano dei documenti  e del materiale audiovisivo che stanno predisponendo e che potrò vedere nel prossimo incontro fissato per il 5 maggio presso la sede ASB.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo secondo incontro infatti mi mostrano alcune prime stesure dei documenti che intendono diffondere  ed un DVD in cui Albert illustra gli aspetti storici e naturalistici del Burundi nonché l’organizzazione, il programma e i temi del Jamboree che si svolgerà nei pressi di Gitega.  Dopo alcuni tentativi non riusciti di trasferire il DVD nella mia pennetta –spazio disponibile non sufficiente-  raccomando ad Albert di farmene una copia in modo ch si possa avviare da subito una azione promozionale dell’evento nell’ambito dello scoutismo italiano.</p>
<p style="text-align:justify;">Seguono un altro paio di incontri in cui ripetiamo quanto più volte ci siamo detti circa la possibilità che lo scoutismo locale, ma non solo, si faccia anche promotore di iniziative di micro imprenditorialità giovanile  per contribuire a combattere il grave problema della mancanza di opportunità di lavoro, problema che in Burundi costituisce il maggior rischio per la pace.</p>
<p style="text-align:justify;">Purtroppo, malgrado i molteplici solleciti telefonici fino all’ultimo giorno, l’ASB, forse troppo preso dalla prospettiva del Jamboree, non è riuscito a consegnarmi la documentazione richiesta salvo la breve relazione sulla formazione degli animatori delle gardenies.</p>
<p style="text-align:justify;">A Muyinga  faccio un primo incontro con Prosper e Sylvestre riferendo loro quanto avevo saputo da Albert circa il buon lavoro che stavano svolgendo per rilanciare l’attività del CDJM e per apportare le necessarie modifiche allo statuto consentendo anche alle altre associazioni che operano per i giovani della città di associarsi al CDJM.  Prepariamo quindi la riunione del Comitato di gestione per il giorno successivo. Alla riunione del Comitato hanno partecipato  oltre a Prosper, Presidente, ed a Sylvestre, vive presidente, Jean Rock segretario,  Olivier –presidente dell’Assemblea regionale ASB-  e Hermes. Assenti giustificati Tharcisse ed Elianne.   Prosper ricorda  ai presenti che a seguito delle sollecitazioni dell’ASB nazionale il Comitato è impegnato nel programma di riattivazione del CDJM al quale stanno già lavorando, programma che prevede una revisione dello statuto che, tra l’altro,  consenta una presidenza a rotazione (non più esclusiva dell’ASB), una partecipazione al patrimonio associativo per quanto sarà acquisito a partire dall’attuale gestione e l’apertura dell’assemblea soci ad altre associazioni.  Una prima Assemblea si terrà a giugno, mentre in agosto è prevista l’assemblea generale elettiva.  Vengono quindi ricordati i progetti in sospeso e da riesaminare:  studio fotografico, atelier di falegnameria, atelier di cucito e centro internet. Nel mio breve intervento, oltre ad assicurare l’interesse e il sostegno di ECCOMI, faccio presente che potrebbero già essere ulteriormente  sviluppati  i corsi di alfabetizzazione per i minori di strada e quelli per adulti nonché alcune attività ricreative mentre si dovrebbe avere maggiore cura della manutenzione del Centro e del terreno circostante magari impegnando  anche i ragazzi del gruppo scout. Sottolineo quindi l’importanza di far conoscere alla città  quanto si sta facendo e il programma delle attività del CDJM anche mediante  depliants e volantini.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">2.2 – Liga ITEKA</span></p>
<p style="text-align:justify;">Il 4 maggio vedo Jean Paul.  Mi conferma che sta intraprendendo un nuovo lavoro che lo impegna molto; anche per questo al momento ha difficoltà a seguire il progetto “sostegno scolastico a distanza”. Il fatto di dover incontrare alcuni minori a lui affidati per alcuni casi richiede troppo tempo e troppi costi di benzina.  Si dice d’accordo circa l’ipotesi a cui ho pensato ascoltando le sue difficoltà,  di delimitare l’ambito di operatività del progetto in funzione delle distanze facilmente percorribili sia dagli operatori del progetto sia dai minori interessati, escludendo quindi i minori che per qualsiasi motivo si allontanano oltre tale limite perché cambiano luogo di residenza o sede scolastica.</p>
<p style="text-align:justify;">Conferma comunque il suo impegno nell’ITEKA e la sua disponibilità ed interesse a collaborare con ECCOMI per il progetto”sostegno scolastico a distanza”.</p>
<p style="text-align:justify;">A Muyinga insisto con Hermes e Sylvestre sulla necessità e sulla opportunità di condurre le verifiche con ECCOMI anche per superare definitivamente i dubbi circa una corretta conduzione del progetto.  Pur dicendosi d’accordo ed assicurando la loro disponibilità, confermano, anche per quanto accaduto nella precedente visita di ECCOMI, l’inopportunità ad effettuare tali verifiche durante le attività di fine anno scolastico.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">2.3 – Diocesi di Muyinga</span></p>
<p style="text-align:justify;">A Muyinga non ho potuto salutare né parlare con Monsignor Joachin in quanto impegnato fuori sede.  Naturalmente mi sono visto con don Deogratias e soprattutto con Claudina responsabile della Caritas diocesana e (nostra) coordinatrice per i progetti riguardanti i Batwa.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/bimbo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2365" title="" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/bimbo.jpg?w=300&#038;h=224" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"> <a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/mercato.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2366" title="" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/mercato.jpg?w=300&#038;h=224" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Cominciamo l’esame dei progetti a partire da quello riguardante la scolarizzazione per il quale in particolare  aggiorniamo la situazione degli attuali frequentanti delle classi secondarie tra i quali si registrano due abbandoni. (La situazione sarà poi consegnata a Franco Nerbi).</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda le donne batwa, dopo aver considerato i vari elementi che hanno condizionato lo svolgimento delle attività -in particolare  il notevole contributo che la Diocesi ha voluto dare al regolare e pacifico svolgimento delle varie fasi delle elezioni politiche-, abbiamo concordato di fissare l’inizio delle attività al 2- febbraio 2010 e di richiedere alla Provincia di Roma la possibilità di far slittare il termine del progetto al 31-12-2011. Pertanto si dovrebbe presentare alla Provincia uno stato di avanzamento delle attività relativo al periodo dal 1-2 2010 al 10-6-2011 spiegando i motivi del ritardo.  Claudina si impegna a farci avere  la relazione di questo stato di avanzamento.  Intanto mi consegna tre contratti di collaborazione mentre ECCOMI dovrebbe provvedere alla lettera di incarico per Claudina precisando i compiti tra cui anche quello di individuare gli operatori e definirne i contratti.</p>
<p style="text-align:justify;">Circa il progetto case batwa per il quale ECCOMI ha ricevuto un contributo dalla Caritas Italiana,concordiamo di fissare la data di inizio delle attività al 1-6-2010 per poi terminare il31-12-2011. Anche in questo caso si ritiene opportuno far avere alla Caritas Italiana uno stato di avanzamento per il periodo dal 1-6-2010 al 1-6-2011 con analoghe motivazioni per il ritardo dei lavori. Delle 23 case previste ne sono state ultimate 13.  Per quanto riguarda i rapporti di lavoro sono necessarie la lettera contratto con il muratore e una lettera d’incarico di ECCOMI a Claudina. Prima della mia partenza Claudina mi fa avere un DVD con tutta la documentazione richiesta.  A Roma ne faccio copia per il Presidente e per i capi progetto.</p>
<p style="text-align:justify;">                                                                                                                                                                            Francesco De Falchi</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;"><br />
</span></p>
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		<title>LA FORZA DEL POTERE E IL RISPETTO DELL&#8217;ALTRO</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eccomi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Tavola rotonda in occasione dell’assemblea di ECCOMI del 28 maggio 2011 Amatevi gli uni con gli altri come io ho amato voi Gli interrogativi che seguono si pongono – ovviamente &#8211; sia per i comportamenti individuali, che per i comportamenti sociali, economici, politici. Nei tempi passati gli uomini erano abbastanza convinti che non tutte le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoezeus.wordpress.com&amp;blog=4040129&amp;post=2247&amp;subd=zoezeus&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tavola rotonda in occasione dell’assemblea di ECCOMI del 28 maggio 2011</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Amatevi gli uni con gli altri come io ho amato voi</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Gli interrogativi che seguono si pongono – ovviamente &#8211; sia per i comportamenti individuali, che per i comportamenti sociali, economici, politici.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Nei tempi passati gli uomini erano abbastanza convinti che non tutte le persone fossero uguali – si pensi alla schiavitù, all’inferiorità della donna priva di anima, alla democrazia limitata ad alcune classi sociali e ai soli uomini, alle tragiche forme di colonialismo e di razzismo, ecc.-</p>
<p style="text-align:justify;">Era quindi normale che non tutti avessero il diritto di essere rispettati, né il dovere di rispettare.</p>
<p style="text-align:justify;">La storia e il cammino dell’uomo ci hanno progressivamente fatto scoprire una diversa e ben più ricca verità, verità oggi sancita, ma forse ancora concettualmente e formalmente perfettibile, nella Carta dei diritti dell’uomo.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ questo il principio civile su cui si fonda la solidarietà e la cooperazione internazionale.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma come può il volontario, per quanto bene motivato, rispettare cultura costumi, abitudini, povertà, persone in cui e con cui va ad operare prescindendo dal potere (culturale, economico, professionale, simbolico, ecc.) di cui è dotato?</p>
<p style="text-align:justify;">Come può evitare di servirsi di un tale potere senza mancare di rispetto per l’altro?</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/p1160909.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2298" title="" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2011/11/p1160909.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Intervento di Francesco De Falchi</strong></p>
<p align="center"><strong>Vicepresidente di ECCOMI onlus</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong>Per evitare divagazioni a cui sono facilmente portato preferisco leggere quanto ho scritto per avviare questo confronto, confronto che vuole aiutare ECCOMI a poter dire all’altro ancora 10.000 volte “eccomi”.</p>
<p style="text-align:justify;">Poche parole per indicare i confini entro i quali cercare di mantenere la nostra attenzione e riflessione.  Il tema infatti potrebbe riguardare molti aspetti che oggi ci coinvolgono.<br />
Si potrebbe per esempio pensare alle molte e varie situazioni di violenza e di ingiustizia evidenti nell’attuale fase storica in cui il potere della grande finanza non rispetta certo le molte popolazioni povere dei vari continenti.<br />
Si potrebbe anche pensare ai rapporti familiari in cui il potere dell’adulto non sempre rispetta le esigenze e le sofferenze dei minori, dei figli.<br />
Si potrebbe forse riflettere sul potere che viene attribuito democraticamente ai governanti ed ai gestori della politica che, tradendo i principi più veri della democrazia, non rispettano i  cittadini.   E così via…<br />
Vorremmo però che la nostra riflessione di oggi si rivolgesse più semplicemente al nostro potere, al potere di cui ciascuno di noi è comunque dotato, ma di cui non sempre è consapevole, nel momento in cui entra in rapporto con gli abitanti del posto dove, volontario con le migliori motivazioni ed intenzioni, arriva per cooperare con azioni e progetti finalizzati a migliorare le condizioni di vita locali.</p>
<p style="text-align:justify;">(<em>A questo proposito c’è chi parla di sindrome di onnipotenza che colpisce l’ inconsapevole volontario)</em></p>
<p style="text-align:justify;">Nella mia esperienza africana mi sono accorto infatti del potere che mi era attribuito dalle persone locali, potere certamente economico, ma anche culturale per le conoscenze  e le informazioni di cui disponevo, potere simbolico per ciò che loro sapevano della civiltà che rappresentavo.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi sono reso conto che questo potere rischiava di condizionare la possibilità di un autentico rapporto di collaborazione, un rapporto cioè paritetico tra persone e realtà diverse ma con uguali diritti e uguali responsabilità e che poteva tradursi in una sostanziale mancanza di rispetto per l’ altro con atteggiamenti e comportamenti paternalistici o assistenziali e di fatto autoritari&#8230;&#8230;.e del resto non  mi sono mancati esempi di comportamenti arroganti e violenti da parte di altri volontari&#8230;.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma, ancora più grave, questo potere poteva facilmente indurre l’ altro a delegare totalmente la responsabilità dei risultati del progetto al detentore del potere.   Ciò poteva vanificare il perseguimento dell’ obiettivo primario di un qualsiasi progetto di cooperazione allo sviluppo, ossia l’acquisizione da parte dei locali di competenze e di responsabilità che possono condurre all’ autosviluppo.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ mia personale convinzione che una delle cause della scarsa efficacia degli interventi per ridurre il divario tra i nord e i sud del mondo è la forza del potere dei nord del mondo che non rispettano i sud del mondo, ma sono altrettanto convinto che sia nostro dovere e responsabilità testimoniare una diversa modalità di cooperare e di praticare la solidarietà, modalità che dovrebbe permettere di condividere con i partner locali, in un rapporto veramente paritetico, le responsabilità di un progetto per dare vita insieme a nuove fasi di progresso civile. Da qui alcuni interrogativi che pongo innanzitutto agli esperti  presenti, ma anche a tutti i presenti:</p>
<ul>
<li style="text-align:justify;">Come può il volontario, per quanto ben motivato, riuscire a prescindere dal potere (culturale, economico, professionale, simbolico, ecc.) di cui è dotato, seppure non sempre e totalmente consapevole?</li>
<li style="text-align:justify;">Come può essere certo di rispettare cultura, costumi, abitudini, povertà, persone, in cui e con cui va ad operare?</li>
<li style="text-align:justify;">Come può evitare che questo potere possa tradursi in mancanza di rispetto per l’altro?</li>
<li style="text-align:justify;">Come acquisire consapevolezza del nostro potere e della responsabilità morale che ne deriva ?</li>
<li style="text-align:justify;">Quali comportamenti -ed in base a quali principi- dovrebbe assumere nel caso in cui i comportamenti degli interlocutori locali mettono a rischio il raggiungimento degli obiettivi del progetto?</li>
<li style="text-align:justify;">Come essere certi che questi obiettivi sono più importanti delle persone?</li>
</ul>
<p align="center"><strong>*</strong></p>
<p align="center"><strong>Intervento di Fabrizio Cavalletti</strong></p>
<p align="center"><strong>Resp. ufficio Africa e ufficio Asia/Oceania di Caritas Italiana</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il tema della “forza del potere e del rispetto per l’altro” non è importante solo in riferimento alla relazione interpersonale tra volontari stranieri e personale locale, ma rappresenta il nodo  di fondo che ha caratterizzato e caratterizza le politiche dei governi dei paesi considerati “sviluppati” verso quelli ritenuti “sotto-sviluppati” o “in via di sviluppo”. Innanzitutto questa classificazione è viziata da una visione del mondo in cui  il modello di sviluppo occidentale, ormai adottato da molti altri paesi del Sud e dell’Est (Cina, India, Corea del Sud, Sud Africa… ecc), è assunto a modello universale a cui tutti debbono tendere. E’ in base a questa rispondenza che viene messa l’etichetta di paesi  sviluppati, sotto-sviluppati, in via di sviluppo. Questo approccio,  cardine delle politiche di cooperazione e spesso di solidarietà, oltre ad essere un paradosso, in quanto il nostro modello di sviluppo è profondamente insostenibile (se tutto il mondo consumasse come noi non basterebbe l’energia, la terra, l’acqua, lo spazio per smaltire i rifiuti, l’aria per smaltire l’inquinamento ecc.), ha prodotto l’impoverimento di molte popolazioni non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale generando complessi di inferiorità, tendenza alla delega nei confronti  dello straniero “bianco e ricco” o al contrario un suo totale antagonismo.  Nella relazione Nord – Sud si è radicata una mentalità verticale Maggiore – minore (M-m) che unitamente alle malefatte di elite politiche e gruppi di potere locali, ha provocato un danno importante nella fiducia delle comunità di base nelle proprie potenzialità e risorse, nei legami comunitari e sociali, nella speranza del cambiamento.</p>
<p style="text-align:justify;">Allora venendo ai quesiti posti, cosa fare per non cadere in questa logica.</p>
<p style="text-align:justify;">Innanzitutto nella relazione è importante la consapevolezza di questo potere, di questa asimmetria di partenza che inevitabilmente c’è e che rischia realmente di viziare la relazione se non tenuta in considerazione.</p>
<p style="text-align:justify;">In secondo luogo il tema della <strong>cultura</strong>. Il rispetto della cultura altrui non va confuso con il solo, seppur dovuto, rispetto degli usi e costumi locali. E’ qualcosa in più che presuppone innanzitutto la conoscenza e la consapevolezza della propria identità culturale frutto della storia di ciascuno (educazione, ambiente esperienze ecc.). Tutti noi guardiamo, interpretiamo e giudichiamo l’altro con degli occhiali che filtrano la realtà in base alla nostra identità culturale, filtro che inevitabilmente deforma la visione oggettiva di ciò che ci circonda. Occorre consapevolezza che gli occhiali cambiano da persona a persona e ancor più tra popoli di tradizioni e culture differenti. Ciò deve indurci ad uno sforzo di sospensione del giudizio di una determinata situazione, distinguendo ciò che è oggettivo da ciò che sono valutazioni, giudizi inevitabilmente suscitati dalle nostre lenti interpretative. Per fare questo occorre una formazione che ci aiuti innanzitutto a svestirci dei nostri occhiali “deformanti” per provare a indossar quelli degli altri e aiutare gli altri a fare lo stesso.</p>
<p style="text-align:justify;">In terzo luogo, la disponibilità <strong>all’ascolto e all’osservazione</strong> riconoscendo alla parola e ai gesti  dell’altro la capacità di comunicare ciò che ritiene importante per la propria vita. Purtroppo questo non è un concetto scontato, talvolta si ha la tendenza a ritenere le persone non in grado di valutare ciò di cui hanno bisogno e quindi a non dare troppo peso a richieste che “apparentemente” non corrispondono alle reali esigenze oppure a costruire i progetti sulla base di considerazioni e ragionamenti differenti dall’ascolto delle comunità locali.</p>
<p style="text-align:justify;">In quarto luogo, la corretta definizione del compito affidato ai volontari e alle organizzazioni straniere. Un compito non tanto orientato al fare o al progettare bensì al <strong>facilitare</strong> il fare e il progettare delle comunità locali. Si tratta di una relazione che dovrebbe accompagnare le comunità locali all’auto–promozione, alla individuazione dei propri obiettivi di cambiamento e delle conseguenti azioni/processi necessari per perseguirli  facendo leva il più possibile sulle proprie risorse e potenzialità e in via sussidiaria a quelle esterne. Il passaggio chiave è proprio la definizione degli obiettivi di cambiamento, questo è il momento cruciale per il quale è fondamentale vi sia il protagonismo delle comunità locali e un ruolo di facilitazione e accompagnamento degli esterni. Questo implica alcune condizioni di lavoro indispensabili:</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li><strong>flessibilità</strong> nei tempi;</li>
<li>un <strong>approccio</strong> che cerca il meno possibile di suggerire risposte ma piuttosto che <strong>pone interrogativi</strong> per suscitare l’elaborazione di proposte da parte delle comunità locali;</li>
<li>la <strong>libertà</strong> di azione (qui c’è tutto il problema dei vincoli posti dagli offerenti istituzionali e non) per accogliere anche proposte inattese;</li>
<li>l’<strong>umiltà</strong> di considerare il proprio contributo come parte di una storia molto più lunga, un pezzetto di strada fatto insieme in cui vi è realmente uno scambio e non un dare a senso unico, dai poveri si impara molto di più di quanto si insegni loro.</li>
<li>dedicare il giusto tempo alla costruzione della relazione e della <strong>fiducia</strong> reciproca.</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;">In ultimo credo che il tema del rispetto dell’altro implichi la necessità di cogliere l’importanza di assumere piena coscienza dell’ingiustizia globale su cui si fonda l’impoverimento della gran parte della popolazione del mondo e la necessità che la loro promozione parta da una seria  revisione degli stili di vita e del modello di sviluppo dei popoli “ricchi”. Se vogliamo accrescere la qualità della vita di chi sta peggio è necessario partire dal cambiare noi, dal ridurre un po’ il nostro benessere, altrimenti si cade nel paradosso di cui parlavo all’inizio. Contro la fame cambia la vita, questo lo slogan di una campagna per la lotta alla fame del mondo lanciata dalla Caritas nel1992, misembra uno slogan quanto mai attuale che chiede a chi sta meglio di assumere la responsabilità non solo per un aiuto diretto ma anche per un impegno indiretto che pone il riscatto degli impoveriti al centro delle azioni quotidiane di consumo, di risparmio, di impegno politico ecc. D’altro canto è anche quanto il Papa Benedetto XVI ha esortato  nella sua ultima enciclica Caritas in veritate.</p>
<p align="center"><strong>*</strong></p>
<p align="center"><strong>Intervento di Padre Francesco Compagnoni</strong></p>
<p align="center"><strong>Docente universitario nella Pontificia Università  San Tommaso</strong></p>
<p align="center"><strong>Presidente di ADJUVANTES ONLUS</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Perché sono crudele con gli studenti africani.</strong></p>
<p><strong> </strong>La mia esperienza nell’aiuto allo sviluppo dei Paesi svantaggiati è molto ridotta ma  specifica.</p>
<p style="text-align:justify;">Io insegno da decenni teologia morale nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università S. Tommaso di Roma (Angelicum) dove studiano studenti e studentesse provenienti da quasi 100 Paesi.  Ma è solo dal 1994 che il problema dell’aiuto concreto mi si è posto personalmente. Essendo io da sempre interessato ai problemi sociali, in una situazione di crisi istituzionale, fui nominato preside della Facoltà di Scienze Sociali con il compito di rilanciarla.</p>
<p style="text-align:justify;">In questa Facoltà vi erano allora molti studenti e studentesse africane ed io mi trovai ad affrontare, tra molti altri, anche il problema di come aiutarli a sopravvivere durante gli studi. I ragazzi facevano di tutto: badanti, sorveglianti di mostre, raccoglitori stagionali di frutta. Quello che mi colpì maggiormente fu il loro sradicamento dalla cultura di provenienza e il non inserimento nella nostra. Sentii una profonda compassione (“soffrire con”, letteralmente) per la loro situazione e nel contempo mi posi, insieme al altri colleghi, il problema di come aiutarli realisticamente. Come Facoltà non potevo fare molto sia per motivi istituzionali che economici. Cominciai allora ad insegnare in una Università che mi pagava &#8211; dalla mia Università (essendo io religioso) non ricevo uno stipendio – ed a distribuire lo stipendio a pioggia. Successivamente (nel 2000) si pose la necessità si regolarizzare questa situazione e fu così che  fondai Adjuvantes Onlus, Fondo di solidarietà educativa  – insieme a Sr. Helen Alford, un’aziendalista proveniente dalla Università di Cambridge.<a href="https://sites.google.com/site/adjuvantesonlus/">(https://sites.google.com/site/adjuvantesonlus/)</a>. Sviluppammo un programma di studi all’estero per studenti statunitensi e con i proventi potemmo finanziare delle vere borse di studio. Successivamentela Conferenza Episcopale Italiana ci concesse in gestione una decina di borse di studio fondate in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù di Roma e, dopo ancora, trovammo una fondazione internazionale che assegna aiuti per la formazione culturale di una Leadership cristiana nei Paesi più poveri. Affittammo anche una serie di appartamenti come residenza dei nostri borsisti.</p>
<p style="text-align:justify;">Durante i primi anni di Adjuvantesla mia Comunità MASCIRM8 miha aiutato organizzando diversi mercatini, mentre il MASCI Nazionale mi fornì involontariamente un’esperienza interessante. Il presidente di allora, Claudio Gentili, ci permise di inserire in un numero di Strade Aperte un dépliant sul nostro lavoro: 5000 copie. Chiedevamo evidentemente un contributo ed anche l’offerta di qualche lavoro, magari estivo, per i ragazzi. Ci furono due sole risposte: un’offerta di lavoro ed una lettera di improperi contro gli studenti che venivano in Italia senza mezzi.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo ci fece riflettere sul fatto che chiedere aiuti per formare laureati per il terzo mondo non era molto popolare ! Con tutti i bambini da adottare a distanza, questi ragazzoni e ragazzone che studiavano non suscitavano evidentemente nessuna solidarietà, nessuna ‘compassione’.</p>
<p style="text-align:justify;">Il problema fondamentale che si poneva alla ONLUS era comunque il modo di aiutare gli studenti. Lentamente sviluppammo una nostra filosofia che dipendeva, è chiaro, dal fatto che i dirigenti di Adjuvantes sono anche docenti di una Facoltà di Scienze Sociali. Noi non possiamo aiutare seriamente qualsiasi ragazzo o ragazza che vuole scappare dall’Africa. Ci concentriamo sulla formazione di futuri leaders che sapranno aiutare la loro gente sulla via dello sviluppo.</p>
<p style="text-align:justify;">Per fare questo bisognava partire dal fatto che maggioranza dei paesi d’Africa l’educazione secondaria è un disastro (come i sistemi sanitari, d’altronde) e che quindi i ragazzi arrivano in Europa impreparati ad entrare in un corso universitario. Molti di loro non hanno mai posseduto nella loro intera carriera scolastica un libro ! Abbiamo allora istituito dei corsi preparatori per loro, nelle lingue che conoscevano, di solito inglese o francese. Abbiamo dato indicazione ai docenti di come aiutarli nei primi semestri ed introdotto corsi di metodologia per aiutarli in parallelo allo studio curricolare.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma il problema principale è stato quello di aiutarli a crescere interiormente, ad appropriarsi della loro missione futura, della necessità di abbandonare la mentalità di arrangiarsi in qualsiasi modo per emergere (compreso la copiatura e lo sfruttamento della pietà dei docenti).  Tutto questo però abbiamo cercato di farlo senza offenderli, senza opprimerli, senza ferirli. Non sempre ci siamo riusciti: siamo stati qualche volta anche minacciati. Abbiamo anche dovuto rifiutare il rinnovo di iscrizione o bloccare – con opportuni regolamenti – il loro accesso ai gradi superiori dell’offerta formativa universitaria.</p>
<p style="text-align:justify;">Non è stato facile e ancora stiamo combattendo questa battaglia. Una battagli che è innanzitutto con noi stessi, per reprimere il nostro egoismo, per saper discernere cosa si può imporre a questi ragazzi e cosa invece del loro bagaglio ‘ancestrale’ bisogna sviluppare.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche noi abbiamo imparato molto. Ad esempio il piacere di stare insieme, di festeggiare che gli africani hanno o l’attaccamento alle loro tradizioni tribali. Ricordo con piacere i racconti che mi faceva Severino: come andava con suo padre e gli zii a caccia nella savana per diversi giorni e notti. Severino era congolese, figlio di un maestro elementare, ed è morto di AIDS dopo che era stato infettato molto probabilmente da una trasfusione di sangue a Kinshasa resasi necessaria in seguito ad un incidente d’auto. Di lui ricordo gli occhi tristi e il suo impegno nello studio: presentava le esercitazioni scritte in un francese corretto e in lettere che sembravano stampate.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma gli africani che frequentano la Facoltà non solo gli unici studenti, abbiamo sudamericani, asiatici ed soprattutto studenti dai paesi europei ex comunisti e da alcune repubbliche ex sovietiche. Questi ultimi hanno una buona preparazione scolastica e spesso anche universitaria, perché vengono aiutati solo per studi di specializzazione. Sono molto utili agli africani come termine di confronto ed anche come modelli. Ricordo con commozione alcune ragazze che aiutavano ‘maternamente’ durante un’esercitazione un nigeriano che di economia politica sapeva proprio poco e se ne vergognava !</p>
<p style="text-align:justify;">In conclusione direi che la mia esperienza (che ora è la “nostra” di un piccolo gruppo di docenti) mi ha portato ad essere impegnato e severo ( crudele ?) con questi ragazzi. Impegnato nell’aiutarli a superare lo shock dei primi tempi di arrivo e dei primi semestri di studio, ma successivamente di proporre loro seriamente modelli accademici ‘occidentali’. Come la puntualità, l’impegno nello studio, il rispetto della metodologia scientifica. All’inizio ricordo che sotto esami le mamme, e i parenti prossimi in genere, “morivano” così spesso, e non consentivano agli studenti di rispettare le scadenze !</p>
<p style="text-align:justify;">Restano molti problemi, e come potrebbe essere diversamente ?</p>
<p style="text-align:justify;">Il primo è quello del ritorno nel Paese d’origine una volta terminati gli studi. Per questo finanziamo (o meglio facciamo finanziare) solo studenti che vengono presentati da organizzazioni locali (come le diocesi) che si impegnano a dare loro un posto di lavoro. Perché il non ritorno è causato</p>
<p style="text-align:justify;">qualche volta anche dall’impossibilità di trovare nel Paese d’origine un posto di lavoro proporzionato alla specializzazione culturale acquisita in Europa.</p>
<p style="text-align:justify;">Il secondo è la corruzione ed il clientelismo che esiste nei loro Paesi a tutti i livelli. Noi italiani non abbiamo una buona fama internazionale, ma non c’è paragone con la situazione dell’Africa subsahariana ! Chi ha lavorato laggiù lo sa bene. I ragazzi africani lo sanno e ci chiedono spesso cosa possono fare per contrastarla. La nostra risposta a tutta prima è evidentemente quella di non entrare, mai, in questi giochi.</p>
<p style="text-align:justify;">Il terzo punctum dolens è la loro mentalità diffusa che tutti i loro problemi nazionali sono stati causati dal colonialismo. E che quindi i paesi sviluppati devono aiutarli. Non è qui il luogo per chiarire questo punto: dirò che molti dei loro problemi non dipendono dal colonialismo, bensì anche dalla loro storia pregressa, dall’inurbamento, dalla globalizzazione, ecc. Ne segue che i futuri leader devono acquisire una mentalità imprenditoriale, d’iniziativa, di responsabilizzazione individuale e collettiva.</p>
<p style="text-align:justify;">A proposito di questo ultimo punto. Il nostro sviluppo occidentale, spesso solo economico, inquinante, predatorio, disumano insomma, non può essere una meta auspicabile per i paesi che vogliono emergere, emergere dalla mortalità infantile, dalle malattie endemiche, dall’ignoranza ecc. Purtroppo la Cina  (attualmente attivissima in Africa) ha imboccata la nostra strada !  Forse le future generazioni africane – aiutate dal nostro senso critico e dal riconoscimento delle nostre colpe – non faranno i nostri stessi errori. Almeno non tutti.</p>
<p style="text-align:justify;">Vorrei concludere confessando il mio metodo puntuale per superare le difficoltà  di questo lavoro (che devo svolgere accanto a quello accademico). Mi basta guardare una fotografia di un bambino africano sorridente per essere rincuorato e per credere che quello che stiamo facendo ora in Italia aumenterà prossimamente il numero di questi bambini felici.</p>
<p style="text-align:justify;">Non siete d’accordo anche voi che i bimbi africani sono i più belli del mondo ?</p>
<p align="center"><strong>*</strong></p>
<p align="center"><strong>I</strong><strong>ntervento di Fabrizio Molina</strong></p>
<p align="center"><strong>Presidente della ONLUS &#8220;NESSUN LUOGO E’ LONTANO&#8221;</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong>Occuparsi oggi di cooperazione internazionale, è atto di grande coraggio. In un quadro europeo di disimpegno rispetto ai già esigui finanziamenti del passato, l’Italia primeggia in un definanziamento poco idoneo alla fama di Paese civile. Il giudizio è severo ma non radicale come lo sono lo svuotamento delle leggi di finanziamento alla cooperazione decentrata, alla cooperazione allo sviluppo e a fini umanitari.</p>
<p style="text-align:justify;">Né si può immaginare che, in un periodo peraltro di crisi di sistema, possa bastare la mobilitazione di risorse private per rendere possibili e stabili missioni umanitarie nei Paesi destinatari.</p>
<p style="text-align:justify;">Sottolineo questo perché credo che la cooperazione sia un segmento dell’ agire sociale esposto a pesanti rischi di soffocamento e che un simile atteggiamento possa avere ricadute dirette e gravi su questioni delicatissime come le migrazioni interne ed esterne soprattutto nel  e dal continente africano.</p>
<p style="text-align:justify;">Occorre, a mio avviso, che il mondo sociale apra una grande riflessione su questi temi; una riflessione che non riguarda solo le ONLUS e le ONG che si occupano di interventi umanitari all’ estero, ma tutto il sociale nelle sue varie denominazioni, nella convinzione che la precarizzazione ulteriore della cooperazione internazionale sia, per motivi che non possiamo qui esaminare, un indicatore ed una leva che ha ripercussioni tout – court non solo sul versante umanitario ma sugli assetti geopolitica e dunque su temi “ definitivi” come la pace e la guerra.</p>
<p style="text-align:justify;">Occorre poi anche valutare opportunità, tempi e modi  della ricostituzione di una opinione pubblica che faccia pressione sugli Stati e sugli organismi internazionali perché escano almeno in parte da tentazioni e pratiche di ripiegamento in se stessi e colgano l’ importanza della leva dello sviluppo e della cooperazione anche in funzione del raffreddamento di conflitti latenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Una delle obiezioni che si sentono fare rispetto all’ esigenza di tornare a “ fare politica”, si sostanzia nella presunta irrilevanza della protesta locale in una dimensione ormai planetaria delle scelte. Non è detto che sia così, non sempre, non necessariamente. Le primavere arabe, gli indignati di Madrid e di New York dicono un’ altra cosa.</p>
<p style="text-align:justify;">Quelli fatti son tutti accenni, né in questa sede si può fare di più; mi preme sottolineare la sensazione che ci sia, anche sui nostri temi, un mondo da ricostruire e per quanto poche siano le certezze che abbiamo, sappiamo bene che senza impegno e senza speranza nessuna rinascita è possibile.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo quadro si inseriscono le vicende individuali e associative, dunque anche quella di ECCOMI. Essa non può essere in alcun modo considerata una iniziativa di nicchia realizzata da una associazione, quanto piuttosto una esperienza prototipale che inserendosi in controtendenza rispetto al calare della sensibilità diffusa negli Stati e in Italia in particolare, assume un rilievo che non si può nascondere.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quel che ho capito, ECCOMI rappresenta l’ impegno concreto e ufficiale voluto dal MASCI nei confronti della cooperazione internazionale. Per chi come me conosce la cultura profonda del mondo scout, è improponibile l’ equazione MASCI = ECCOMI; so bene come lo scoutismo sia una realtà  visceralmente legata all’ autonomia di ogni propria componente; ma è anche vero però che si tratta di una “ autonomia nell’ appartenenza”, non una federazione ma una confederazione, se proprio vogliamo dire.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi intrattengo con qualche parola su questa geografia dello stare insieme tipica dello scoutismo, perché solo così è possibile capire quale siano ( e perché siano così ), le proposte AGESCI per l’ educazione dei giovani, del MASCI per gli adulti, di Eccomi per la cooperazione internazionale. Solo partendo dall’ originalissima colla che unisce nella libertà tutte le membra dello scoutismo, si potrà cogliere il senso profondo del suo agire nella storia e nel mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">A proposito di ECCOMI, forse la creatura più recente, questo “ come “ e “ questo “ perchè”, risultano determinanti. Per quel che so Eccomi è una realtà giovane ma già piuttosto impegnata, portata a cucire un rapporto effettivo tra lo scoutismo “ di qua” e gli interventi da fare “ di là”. E non si creda che sia sempre facile: il MASCI, che è in qualche modo la cellula madre, è fatto di gente austera e pretenziosa, che si mobilita per raccogliere e finalizzare risorse ma che vuole sapere molto bene come esse vengano gestite, quali modalità e parametri di intervento vengano applicati, che tipo di riconoscimento di parità si persegua tra chi aiuta e chi è aiutato. Che progetto di parziale o completa emancipazione si riesca a stabilire. E questo per una profonda abitudine all’ uso attento e sobrio delle risorse e alla responsabilità sempre e comunque.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo approccio mi pare estremamente convincente e segna la trasposizione su un terreno nuovo per lo scoutismo di una particolare antropologia che è proprio quella scout; un modo di “fare” strettamente legato ad un modo di “essere”.</p>
<p style="text-align:justify;">Detto ciò, voglio segnalare che anche un modo positivo se portato alle estreme conseguenze e su altri terreni, può rappresentare un problema. Vediamo di spiegarci meglio. Dai documenti e dalle relazioni che ho avuto modo di vedere relativi all’ operato di ECCOMI, ho derivato le valutazioni più sopra riportate. Da alcuni dei discorsi e valutazioni che sento fare, mi pare che si tenda a problematicizzare approcci in modo talora ideologico. Ci si interroga se, nei comportamenti e nell’ azione di tutti i giorni, possano esserci nelle modalità prescelte tracce sparse di neocolonialismo involontario, una inconscia idea di superiorità dell’ agire occidentale nei confronti degli usi e costumi locali, una idea sempre rinascente di voler aiutare ma alle nostre condizioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli esempi e le fattispecie che sento avanzare a supporto di questi dubbi, mi sembrano malposti. Se, ad esempio, gli operatori constatano che, per antica abitudine, i ragazzi del luogo e del campo mangiano per terra in condizioni igieniche precarie, non credo sia violento e prevaricante munire il campo di tavoli e sedie. Il rispetto per la sostanza di una cultura non si realizza necessariamente soggiacendo ad una forma. Se portassimo alle estreme conseguenze certo ragionamento, ci troveremmo a chiederci se siano democratiche le vaccinazioni, le zanzariere, perfino il contrasto al- le abitudini tribali più odiose e antiche. Non tutto ciò che è antico e strutturale ad una certa cultura è bene, non tutti i cambiamenti, opportunamente proposti, sono un male.</p>
<p style="text-align:justify;">So che i palati più fini troveranno urticanti e rozze queste parole, ma se ho citato l’ essenza dello scoutismo, l’ ho fatto perché credo che la migliore forma di autoassicurazione sulle intenzioni di una struttura come Eccomi, siano nel dna della sua storia e nel ceppo in cui essa è innestata. Certo, occorre sempre vigilare su noi stessi, ma gli echi di certo terzomondismo non portano in alcun luogo. Io mi sono fatto l’ idea che l’ esperienza di ECCOMI sia valida, che come tutto ciò che si fa debba essere sottoposto a vaglio critico ma sereno, costruttivo e non paralizzante. Esiste una distanza tra giustezza dei fini e congruità dei mezzi, tra l’ essenza e la forma, tra il rispetto e il cambiamento, che ognuno può misurare. Purchè lo si faccia sul campo o comunque con spirito libero, scendendo da torri eburnee dalle quali si guarda in basso col sopracciglio alzato.</p>
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		<title>Célénie</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 22:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eccomi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Célénie MuKuranasoni ha voluto, inviandoci una bella lettera con alcune fotografie, che  Eccomi le fosse vicino e condividesse un giorno tra i più felici, pieno di speranze e aspettative: il giorno del suo matrimonio. &#160; &#160; Ne è trascorso di tempo da quando Eccomi, ancora bambina,   ha cominciato a sostenerla&#8230;.. !   Ora, giovane e felice, insieme al suo Jean [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoezeus.wordpress.com&amp;blog=4040129&amp;post=2099&amp;subd=zoezeus&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">Ne è trascorso di tempo<a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2010/12/celenie1_0003.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2105" title="celenie1_0003" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2010/12/celenie1_0003.jpg?w=257&#038;h=162" alt="" width="257" height="162" /></a> da quando Eccomi, ancora bambina,   ha cominciato a sostenerla&#8230;.. !   Ora, giovane e felice, insieme al suo Jean Bosco, è pronta ad essere di esempio e stimolo per tanti altri fratelli bisognosi di aiuto.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2010/12/celenie.jpg"><img title="celenie" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2010/12/celenie.jpg?w=358&#038;h=236" alt="" width="358" height="236" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2010/12/celenie1_0002.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2104" title="celenie1_0002" src="http://zoezeus.files.wordpress.com/2010/12/celenie1_0002.jpg?w=367&#038;h=231" alt="" width="367" height="231" /></a></p>
<p>La gratitudine per quello che le è stato donato e il desiderio di restituire parte di ciò che ha ricevuto è la più grande ricompensa che <a href="http://zoezeus.files.wordpress.com/2010/12/scritta-eccomi.jpg"></a>Eccomi e, quindi, tutti i soci e sostenitori possano ricevere.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/zoezeus.wordpress.com/2099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/zoezeus.wordpress.com/2099/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/zoezeus.wordpress.com/2099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/zoezeus.wordpress.com/2099/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/zoezeus.wordpress.com/2099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/zoezeus.wordpress.com/2099/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/zoezeus.wordpress.com/2099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/zoezeus.wordpress.com/2099/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/zoezeus.wordpress.com/2099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/zoezeus.wordpress.com/2099/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/zoezeus.wordpress.com/2099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/zoezeus.wordpress.com/2099/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/zoezeus.wordpress.com/2099/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/zoezeus.wordpress.com/2099/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=zoezeus.wordpress.com&amp;blog=4040129&amp;post=2099&amp;subd=zoezeus&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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